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martedì 13 dicembre 2016

Lettera aperta a Matteo Renzi

Caro Matteo, ti scrivo…


   Si intuisce la volontà di approvare in tempi brevi la legge elettorale che consenta agli elettori di scegliere una maggioranza capace di governare.
Prevedendo anche la tua intenzione di “ripartire”, mi chiedo se stai elaborando scelte capaci di dare una risposta agli elettori che hanno “protestato”.
So che c’è il bilancio tendenzialmente positivo delle cose già fatte durante i 1000 giorni del tuo Governo, ma so anche che chi ha votato no ha espresso un malessere assai diffuso.
Se hai veramente intenzione di continuare la tua azione orientata a vitalizzare la nostra economia ed a ripianare le ingiustizie sociali, c’è bisogno di intraprendere un cammino che sia chiaramente riconoscibile dai più, quale itinerario di riscatto dei poveri e degli onesti.
Chi è assetato di giustizia, di equità e di occupazione ha bisogno di risposte meglio decifrabili. La gente ha bisogno di segnali molto più chiari per poter comprendere le nobili intenzioni della politica.
Se vuoi veramente riprendere l’impegno politico da ineguagliabile leader, quale hai dimostrato di essere, devi lanciare un segnale molto più forte contro la corruzione, contro i privilegi, contro gli sprechi e l’impunità a qualsiasi livello e promuovere azioni inequivocabili a favore degli onesti, dei laboriosi, dei giovani e della povera gente.
Su tale cammino incontrerai tanta gente che aveva smarrito la strada.
Buon lavoro!


Nip

mercoledì 11 novembre 2015

Il "coffelandinismo"

Non trovando un vocabolo più adeguato, mi permetto di definire “coffelandinismo” quell’atteggiamento ostinato di chi si rifiuta di riconoscere i segnali positivi che cominciano a rischiarare l’italico orizzonte.
Non è opportuno usare il termine “rifiutismo”, che ormai descrive la tendenza dell’uomo moderno a sfogare il diffuso bisogno di “avere”, nell’accumulo esagerato di prodotti che finiscono in discarica in tempi sempre più brevi. Quanto al “negazionismo”, non si può contaminare il termine, considerato che ormai è esclusivamente legato al concetto di ottuso rifiuto di riconoscere l’Olocausto.
Ritengo che non si debbano nemmeno scomodare concetti legati alla condizione dei chiechi-sordi, considerati i destini di coloro che, pur dimostrandosi capaci di riconoscere i fenomeni che li circondano mediante il potenziato uso degli organi “vicarianti”, devono fare i conti con un’esistenza a dir poco drammatica.
Cofferati e Landini, però, godono della piena funzionalità di tutti i sensi, ma non posseggono la capacità di riconoscere i segnali positivi che li stanno “sommergendo”. Qualche giorno fa Cofferati ha ripetutamente dichiarato alla sua intervistatrice che i dati sull’occupazione sono falsi in quanto non si tratta di nuovi posti di lavoro, ma di “trasformazioni”. Cose molto simili continua a sbraitare Landini, contestando qualsiasi dato pubblicato da qualsivoglia Ente o Organizzazione.
Oggi sono stati pubblicati i dati INPS sull’occupazione e le precisazioni sono state espresse con dovizia di particolari dai quali emerge che il bilancio positivo sui posti di lavoro supera nettamente il mezzo milione (più della metà di quelli che un tempo prometteva qualcuno, ma che questa volta pare si possano veramente raggiungere).
Chissà cosa dichiareranno Cofferati e Landini, alla luce dei nuovi dati?
Non mi meraviglierei se il primo dicesse: “…ma non è vero…” ed il secondo, alzando il tono della voce, pronunciasse il suo solito “…ma cosa stai dicendo?...”, per mantenere fede al “coffelandinismo”, appunto!

Nip


martedì 6 gennaio 2015

Assenteismo e senso del dovere

L’assenteismo dei vigili romani ha riempito i notiziari con i più disparati commenti.  Tutti parlano di quella schiacciante maggioranza che, per motivi vari,  ha disertato il lavoro. Mi sembra di non aver letto né udito alcunché riguardo a quel 17% di persone che hanno ottemperato al loro dovere assicurando il servizio. Mi si dirà che la correttezza non può meritare gli onori della cronaca.  Trattandosi di prestazioni dovute, non potevano che rientrare nell’ambito della normalità.  Giusto, ma l’idea che una così ridotta percentuale di persone si sia fatta carico di tutte le straordinarie fatiche scaturenti da un servizio prevedibilmente complesso per la nottata di Capodanno, ed ulteriormente complicato dal fioccare delle assenze, mi ispirava  una certa commiserazione. Quando captai la notizia di un  leader (non) politico che si schierava a difesa dei “lavoratori” dipendenti, ho creduto si trattasse di un elogio che la mia debole fantasia aveva immaginato potesse essere formulato in favore di quella sparuta minoranza di “normali”. Mi ero ingannato, poiché la difesa riguardava quell’altro 83%, arrotondato per difetto! Per quei pochi (finché ce ne saranno) va bene il silenzio, e forse va anche usato per loro un termine diverso, visto che non possono nemmeno essere considerati “normali”.

Nip