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martedì 20 dicembre 2016

Vocazione "sinistra"

   Chi si sorprende delle posizioni di Civati, Vendola, Fassina, o più recentemente di D’Alema, Bersani, Speranza e compagni, non tiene conto della semplice logica che ispira il loro pensiero: “mi sta bene finché sono io a gestire il potere; se perdo la maggioranza comincio a remare contro fino alla distruzione della compagine alla quale appartengo, senza pietà né rimorso!”
Lo ha fatto Bertinotti e continuano a farlo tutti gli altri.
Non si possono dimenticare le dichiarazioni della sinistra milanese dopo le primarie che hanno sancito la vittoria di Sala: “bisogna rimettere tutto in discussione” disse qualcuno, con la conseguenza che solo per un pelo Sala fu eletto grazie alle miracolose reazioni di Pisapia e di qualche altra sostenitrice.
Ora ci risiamo. Non importa sapere che la strada imboccata porta dritto al burrone. La logica che prevale è sempre quella: “Non riesco a convincere la maggioranza che in questo momento prevale? Allora faccio di tutto per distruggerla!”
È un vocazione che non conosce limiti! La stessa vocazione che ha portato Fassina a fare il tifo per la Raggi. Una vocazione che contraddistingue la parte di uno schieramento che si definisce di “sinistra” giustificandone la posizione con la difesa dei diritti dei deboli, ma che nei fatti ha sempre determinato la consegna del potere allo schieramento opposto.
Non è una vocazione “di sinistra” ma solo “sinistra!”


Nip

martedì 8 novembre 2016

Chi dice 'fuori...fuori' dal PD?

Caro Bersani,
ho avuto il piacere di seguire molti video che documentano i lavori della Leopolda, ma non ho sentito alcuno dei massimi esponenti del PD dire quel ‘fuori…fuori’ che è stato pronunciato da giovani i quali probabilmente sono stanchi di seguire le tessiture di tele che, non si capisce per quale ragione, non arrivano mai al compimento. Io non avrei pronunciato quell’invito, anche se non posso non riconoscere il diritto di farlo a chi ha scelto di lanciare quel segnale perché spazientito oltre misura. Quello che non ammetto è, invece, il fatto che lei pronunci la frase ‘… io dico dentro…dentro, mentre Renzi dice fuori…fuori’. È scorrettezza inammissibile per uno che ha vissuto un’esperienza politica come la sua. Lei vuol neutralizzare la sacrosanta critica  di chi lo accusa di remare contro scelte di partito maturate negli anni, con una messinscena che non sta in piedi. Quello che lei sta facendo è grave e, probabilmente, un partito severo avrebbe tutto il diritto di discutere di una sua eventuale espulsione, ma nessuno lo sta facendo, mentre lei, invece, vuole alimentarne il sospetto. Lei sta certamente tifando per il no perché spera nella sconfitta di Renzi, ma si ricordi che il Fronte del SI potrebbe farcela. In tal caso lei farebbe una figura veramente meschina. Riveda la sua posizione, finché è in tempo! Cerchi di comprendere il grande gesto di dignità che ha compiuto Gianni Cuperlo.


Nip

martedì 15 marzo 2016

Renzi sta sbagliando tutto?

Ascoltando il discorso di Bersani, ospite stasera a Dimartedì, ho avuto l’impressione di sentire i più aspri commenti di esponenti degli schieramenti di opposizione. Tra risatine e battute sarcastiche, il caro Pier Luigi ha chiaramente detto che il governo Renzi (che dovrebbe essere anche il suo governo) non ne sta azzeccando nemmeno una!
Io non credo che sia questo il modo di proporre una critica “costruttiva”, anche perché sull’efficacia di molte riforme già attuate dal governo in carica ci sono favorevoli pareri di autorevoli esperti internazionali, di economisti ed anche di apprezzati politici di altre Nazioni.
Non parliamo, poi, della critica sul voto di fiducia, che costituisce un rischio proprio perché i numeri al senato sono risicati (forse anche per responsabilità dello stesso Bersani che, con la sua flemma proverbiale, è stato capace di giocarsi in pochi mesi un bel margine di vantaggio alle ultime elezioni).

E dire che alle precedenti primarie lo avevo votato, come hanno fatto molti altri (ora io dico sbagliando).
Anche se non condivido tutte le scelte di Renzi, ritengo che il suo governo stia conducendo un’azione piuttosto energica, capace di contribuire alla graduale modernizzazione del Paese, ivi compresa la scommessa sulla nuova legge elettorale che attende la convalida referendaria. Anche su questo Bersani ha espresso critiche, come a voler dire che la legge elettorale va cambiata (sappiamo che un’ eventuale modifica comporterebbe il rischio di vanificare ogni tentativo finora attuato).

L’alternativa sarebbe quella di garantire il premio elettorale a tutti i partiti della coalizione, anziché  al partito più votato, ma questo continuerebbe a dare voce in capitolo ai partitini della coalizione vincente, che riacquisterebbero il potere di veto (o di ricatto politico).

Grazie, NO!

Io mi auguro che la Legge di  riforma costituzionale ottenga i voti favorevoli al referendum, anche per evitare che chi lascia un partito tradendo la più elementare regola democratica che riconosce alla maggioranza il diritto di “governo”, possa facilmente continuare a dettare regole e misconoscere il dovere di coerenza e di lealtà al volere dei “più”.


Nip