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martedì 4 settembre 2018

Finite le lacerazioni?



Erano  già stati espressi giudizi sull’opportunità che Renzi facesse un ’passo di lato’, considerato che gli era stata attribuita la responsabilità del fallimento del Referendum che se ‘spacchettato’ avrebbe assicurato all’Italia un vero rinnovamento. L’atteggiamento di sfida che l’ex premier aveva mantenuto anche dopo gli effetti disastrosi della sconfitta, avevano ottenebrato anche le più gravi conseguenze negative dei suoi oppositori che promettevano con leggerezza la presentazione di nuove proposte referendarie che sarebbero state approntate “entro tre mesi” (sono già trascorsi quasi due anni). Molti autori del “fuoco amico” hanno continuato a sfruttare l’onda dell’antirenzismo per giustificare le lacerazioni che hanno solo favorito il ritorno delle ‘destre’. Ma sappiamo dove porta la strategia della lacerazione.
Ora Renzi ha dichiarato apertamente la sua rinuncia alla candidatura, prendendo una saggia decisione che sgombra l’orizzonte da molte nubi. La palla passa agli altri ed il gioco metterà in evidenza tutte le contraddizioni dei signori del NO che non avranno più lo schermo dietro il quale nascondersi. Chissà se questo servirà a debellare il vecchio male della sinistra che l’ha portata a disperdersi in sempre più sottili rivoli che si inaridiscono sotto il più debole sole?

Nip


lunedì 9 ottobre 2017

Lettera aperta al signor "divisivo"



Coloro che oggi  discutono di alleanze politiche, mostrano di comprendere che l’unica strategia che possa garantire una “speranza” nella competizione è l’unione. Lo hanno compreso le destre che si mostrano pronte a superare anche le più aspre contraddizioni, pur di mettere insieme le risorse. Lo ha compreso Pisapia che continua a lanciare i suoi messaggi accorati a favore dell’unione. Una posizione diversa è quella di Fratoianni, che a suo modo lancia dei messaggi  a favore di un campo diverso di “unione”, ma le sue scelte non si possono considerare “divisive”.
Restano “divisivi” coloro che parlano di contenuti, di valori della sinistra, di tutela dei lavoratori, ma nei fatti giocano a favore della sconfitta, a partire da D’Alema e Bersani, fino a Speranza il quale sembra abbia un solo obiettivo: perdere e far perdere le forze di sinistra.
Ci spiega come farà Speranza a proteggere i lavoratori se al governo andranno le destre?
Che contraddizione quella di chiamarsi Speranza e fare delle scelte che vanificano ogni “speranza”.
Io gli consiglierei di farsi cambiare il cognome!

Nip 


martedì 20 dicembre 2016

Vocazione "sinistra"

   Chi si sorprende delle posizioni di Civati, Vendola, Fassina, o più recentemente di D’Alema, Bersani, Speranza e compagni, non tiene conto della semplice logica che ispira il loro pensiero: “mi sta bene finché sono io a gestire il potere; se perdo la maggioranza comincio a remare contro fino alla distruzione della compagine alla quale appartengo, senza pietà né rimorso!”
Lo ha fatto Bertinotti e continuano a farlo tutti gli altri.
Non si possono dimenticare le dichiarazioni della sinistra milanese dopo le primarie che hanno sancito la vittoria di Sala: “bisogna rimettere tutto in discussione” disse qualcuno, con la conseguenza che solo per un pelo Sala fu eletto grazie alle miracolose reazioni di Pisapia e di qualche altra sostenitrice.
Ora ci risiamo. Non importa sapere che la strada imboccata porta dritto al burrone. La logica che prevale è sempre quella: “Non riesco a convincere la maggioranza che in questo momento prevale? Allora faccio di tutto per distruggerla!”
È un vocazione che non conosce limiti! La stessa vocazione che ha portato Fassina a fare il tifo per la Raggi. Una vocazione che contraddistingue la parte di uno schieramento che si definisce di “sinistra” giustificandone la posizione con la difesa dei diritti dei deboli, ma che nei fatti ha sempre determinato la consegna del potere allo schieramento opposto.
Non è una vocazione “di sinistra” ma solo “sinistra!”


Nip

lunedì 9 novembre 2015

Sinistra di governo?

La lungimiranza degli uomini della nuova cosa rossa.

Ho riflettuto sull’affermazione di alcuni esponenti della nuova compagine politica, i quali sostengono di proporsi come “sinistra di governo”.
Io mi chiedo se “Fassina & Company” hanno chiaro il concetto, visto che per governare è necessario ottenere la maggioranza dei suffragi. Mi sembra che l’avere abbandonato il PD, esprimendo motivazioni che sembrano innalzare barriere insormontabili, comporti qualche riflessione:
La nuova cosa rossa prevede di poter essere destinataria della maggioranza dei voti?
Considerato che tale ipotesi mi pare, a dir poco, improbabile, mi chiedo con chi prevedono di allearsi, visto che recentemente le aspre critiche hanno preso di mira anche Bersani (colpevole di rimanere?).
E nel caso in cui non ci fosse altro che prevedere, obtorto collo, un’alleanza con il PD, quale sarebbe la prospettiva?
Non credo sia il caso di riproporre vecchie logiche basate sul ricatto di una minoranza che pretende di far prevalere la propria linea, rifiutando l’opinione dei più e tirando la corda fino a farla spezzare. Se la prospettiva è questa, non comprendo l’affermazione “sinistra di governo”, anche perché non è lecito ripetere gli errori del passato. Se si va al governo non si può stare all’opposizione.

A meno che non si stia prospettando una nuova contrapposizione che possa avvantaggiare gli schieramenti avversari (che scombinati come sono non potrebbero mai prevalere solo con le rispettive forze in campo, contro un centro-sinistra forte e unito).

In tal caso, la lungimiranza di “Fassina & Company” potrebbe essere solo disastrosa!


Nip