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giovedì 31 dicembre 2020

Piace a tutti tirare troppo la corda?

 

Quando Renzi decise di lasciare il PD forse non pensava che molti dei suoi "fedelissimi", tra cui Nardella, Gori, la Morani e tanti altri apprezzati politici, non lo avrebbero seguito.
Ora sta tentando di attirare l'attenzione su di sé, secondo me in modo insensato.

Io penso a coloro che al tempo della scissione decisero di seguirlo e che ora si trovano a riflettere. Se tutti i "seguaci residuali" gli rimarranno fedeli, potrebbe peggiorare la sua ubriacatura e chissà quali conseguenze si potrebbero abbattere sul Governo. A meno che non venisse fuori qualche altro "ravvedimento" da parte di coloro che fino a ieri non prevedevano di dover affrontare sfide tanto azzardate. Se tutto rimarrà immutato, secondo me ne vedremo delle belle. Se qualche altro "renziano" dovesse trarre conclusioni meno dirompenti e fosse indotto a rivedere le proprie decisioni, potrebbe arrivare la fatidica bacchettata sulle dita che indurrebbe Renzi a più miti consigli.

Nip


 

domenica 6 ottobre 2019

Il coraggio di "rimanere".


Non ci sono dubbi sulle capacità dialettiche di Renzi né sui positivi risultati ottenuti da alcuni provvedimenti emanati dal Governo da lui presieduto. Il guaio è che la mania di protagonismo gli ha fatto commettere errori colossali che ancora oggi paghiamo amaramente. Mi riferisco all'ostinazione sul referendum testardamente confermato con la formula "o tutto o niente": la maggioranza schiacciante lo ha bocciato rifiutando la riforma elettorale ed ora ci teniamo (chissà per quanto tempo ancora) Province, CNEL e bicameralismo. Ora Renzi tenta di riproporsi come protagonista dopo la "scissione" e ritorna a sbandierare proclami, facendo intendere di voler condurre il nuovo soggetto politico ad un successo a "doppia cifra". Ci riuscirà? Mi sembra poco probabile, e non solo perché rimarcato dai sondaggi negativi, ma soprattutto perché la sua decisione non differisce molto da quella di D'Alema, Bersani, Speranza ed altri che avevano deciso di abbandonare per aver perso potere. Si sa che tale è l'inguaribile patologia della sinistra che tutto sa fare tranne mantenere l'unità ed accettare la "leadership" di chi si dimostra più convincente. Staremo a vedere. Se gli elettori cominciassero a penalizzare più severamente coloro che "escono" ed a premiare chi ha il coraggio di "rimanere" anche se non riesce a dominare, probabilmente in futuro ci sarebbero meno "scissioni".
Nip


lunedì 9 ottobre 2017

Lettera aperta al signor "divisivo"



Coloro che oggi  discutono di alleanze politiche, mostrano di comprendere che l’unica strategia che possa garantire una “speranza” nella competizione è l’unione. Lo hanno compreso le destre che si mostrano pronte a superare anche le più aspre contraddizioni, pur di mettere insieme le risorse. Lo ha compreso Pisapia che continua a lanciare i suoi messaggi accorati a favore dell’unione. Una posizione diversa è quella di Fratoianni, che a suo modo lancia dei messaggi  a favore di un campo diverso di “unione”, ma le sue scelte non si possono considerare “divisive”.
Restano “divisivi” coloro che parlano di contenuti, di valori della sinistra, di tutela dei lavoratori, ma nei fatti giocano a favore della sconfitta, a partire da D’Alema e Bersani, fino a Speranza il quale sembra abbia un solo obiettivo: perdere e far perdere le forze di sinistra.
Ci spiega come farà Speranza a proteggere i lavoratori se al governo andranno le destre?
Che contraddizione quella di chiamarsi Speranza e fare delle scelte che vanificano ogni “speranza”.
Io gli consiglierei di farsi cambiare il cognome!

Nip 


lunedì 19 dicembre 2016

Caro Roberto, ti scrivo...

Caro Speranza, a scanso di equivoci dichiaro subito che ho votato si al Referendum  costituzionale e sono convinto che una buona parte di chi ha votato no, che rispetto pienamente perché è espressione della volontà della maggioranza, è, però,  stata tratta in inganno da una propaganda fatta quasi esclusivamente di menzogne. Detto questo e archiviato il risultato, credo che la cosa più giusta da fare sia quella di accettare le conseguenze del plebiscito ed attendere che ci siano, non si sa quando, altre occasioni per parlare di riforme e sperare che si possano fare riflessioni più sagge. Fino ad allora, non mi sembra il caso di polemizzare, anche perché non posso accampare il diritto di aver ragione, quando il 60% degli elettori mi ha dato torto.
Spostiamo ora  il discorso sulle tue aspirazioni: ti vuoi candidare a segretario del PD e ne hai pieno diritto, vuoi girale l’Italia e sei libero di farlo, vuoi continuare a mentire sulle ragioni del no e, considerato il risultato, nessuno potrà lagnarsene. Sei libero di dare sfogo a tutte le tue aspirazioni e, qualora riuscissi a raggiungere le mete dei tuoi sogni, anch’io me ne farei una ragione e, sebbene non condivido le tue scelte,  cercherei di accettarle aspettando tempi migliori per aver ragione delle mie.
Ora, mettiamo che alla fine delle tue battaglie e dei tuoi tours tu scopra di non aver raggiunto la maggioranza dei consensi, saresti capace di rispettare il “vincitore”? Se sì, dimostreresti di saper praticare quell’umiltà che tu vuoi suggerire agli altri. Se non ne sarai capace e continuerai a fare come hai fatto fino ad ora, dimostrerai, invece di essere il vero interprete di quell’arroganza che tu vuoi affibbiare agli altri!


Nip


Caro Bobo, ti scrivo...

   Caro Giacchetti, ho seguito con interesse tutti i tuoi interventi (compreso quello su mal governo di Roma) e ne ho apprezzato la chiarezza, sebbene anch’io riconosca l’opportunità di limitare al solo termine “bronzo” la similitudine utilizzata per descrivere la faccia tosta di Speranza.
Si percepisce il desiderio di ripartenza che anima molti attivisti e simpatizzanti del PD, così come ci si attende un cambiamento generale che renda gestibili e risolvibili le divergenze troppo spesso trasformatesi in aspre contrapposizioni. Per ottenere ciò ci vuole chiarezza e tu sei uno di quelli che hanno dimostrato di saper dire pane al pane e vino al vino. La chiarezza, però, non deve servire solo a superare le questioni interne, quanto, e maggiormente, a lanciare messaggi inequivocabili agli elettori. Mi sto riferendo a tutte le onde cavalcate dalle diverse forme di populismo ormai ampiamente diffuse nel nostro amato Paese.
Vedi Bobo, io conosco tanti elettori convinti di voler lanciare ancora segnali forti ai “politici” italiani, scegliendo il voto di  “protesta". Sono tutte persone  perbene che hanno bisogno di aggrapparsi ad una speranza che il mondo politico tradizionale non riesce totalmente a soddisfare, malgrado i notevoli risultati raggiunti dal Governo Renzi. La gente non si fida ancora e teme che alla fine possano continuare a prevalere gli interessi della “casta”. Del resto, non ha tutti i torti, in quanto i segnali chiari contro i privilegi, contro l’ingiusto squilibrio della ricchezza, contro il diffuso fenomeno della corruzione mai definitivamente sradicata, non sono arrivati in modo convincente. E il populismo continua a cavalcarne l’onda!
Non ci può essere una vera ripartenza se non ci si dimostra capaci di intestarsi apertamente e inequivocabilmente le battaglie che stanno a cuore alla “gente”. Ci vuole qualcuno che utilizzi parole chiare (quasi come quelle usate per descrivere la “faccia”) per dire all’elettorato che ora si cambia veramente registro e che si comincia a dimostrare la chiara volontà e le relative azioni concrete da attuare per combattere i privilegi e le ingiustizie che mortificano la povera gente!


Nip


martedì 15 marzo 2016

Renzi sta sbagliando tutto?

Ascoltando il discorso di Bersani, ospite stasera a Dimartedì, ho avuto l’impressione di sentire i più aspri commenti di esponenti degli schieramenti di opposizione. Tra risatine e battute sarcastiche, il caro Pier Luigi ha chiaramente detto che il governo Renzi (che dovrebbe essere anche il suo governo) non ne sta azzeccando nemmeno una!
Io non credo che sia questo il modo di proporre una critica “costruttiva”, anche perché sull’efficacia di molte riforme già attuate dal governo in carica ci sono favorevoli pareri di autorevoli esperti internazionali, di economisti ed anche di apprezzati politici di altre Nazioni.
Non parliamo, poi, della critica sul voto di fiducia, che costituisce un rischio proprio perché i numeri al senato sono risicati (forse anche per responsabilità dello stesso Bersani che, con la sua flemma proverbiale, è stato capace di giocarsi in pochi mesi un bel margine di vantaggio alle ultime elezioni).

E dire che alle precedenti primarie lo avevo votato, come hanno fatto molti altri (ora io dico sbagliando).
Anche se non condivido tutte le scelte di Renzi, ritengo che il suo governo stia conducendo un’azione piuttosto energica, capace di contribuire alla graduale modernizzazione del Paese, ivi compresa la scommessa sulla nuova legge elettorale che attende la convalida referendaria. Anche su questo Bersani ha espresso critiche, come a voler dire che la legge elettorale va cambiata (sappiamo che un’ eventuale modifica comporterebbe il rischio di vanificare ogni tentativo finora attuato).

L’alternativa sarebbe quella di garantire il premio elettorale a tutti i partiti della coalizione, anziché  al partito più votato, ma questo continuerebbe a dare voce in capitolo ai partitini della coalizione vincente, che riacquisterebbero il potere di veto (o di ricatto politico).

Grazie, NO!

Io mi auguro che la Legge di  riforma costituzionale ottenga i voti favorevoli al referendum, anche per evitare che chi lascia un partito tradendo la più elementare regola democratica che riconosce alla maggioranza il diritto di “governo”, possa facilmente continuare a dettare regole e misconoscere il dovere di coerenza e di lealtà al volere dei “più”.


Nip