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mercoledì 11 novembre 2015

Il "coffelandinismo"

Non trovando un vocabolo più adeguato, mi permetto di definire “coffelandinismo” quell’atteggiamento ostinato di chi si rifiuta di riconoscere i segnali positivi che cominciano a rischiarare l’italico orizzonte.
Non è opportuno usare il termine “rifiutismo”, che ormai descrive la tendenza dell’uomo moderno a sfogare il diffuso bisogno di “avere”, nell’accumulo esagerato di prodotti che finiscono in discarica in tempi sempre più brevi. Quanto al “negazionismo”, non si può contaminare il termine, considerato che ormai è esclusivamente legato al concetto di ottuso rifiuto di riconoscere l’Olocausto.
Ritengo che non si debbano nemmeno scomodare concetti legati alla condizione dei chiechi-sordi, considerati i destini di coloro che, pur dimostrandosi capaci di riconoscere i fenomeni che li circondano mediante il potenziato uso degli organi “vicarianti”, devono fare i conti con un’esistenza a dir poco drammatica.
Cofferati e Landini, però, godono della piena funzionalità di tutti i sensi, ma non posseggono la capacità di riconoscere i segnali positivi che li stanno “sommergendo”. Qualche giorno fa Cofferati ha ripetutamente dichiarato alla sua intervistatrice che i dati sull’occupazione sono falsi in quanto non si tratta di nuovi posti di lavoro, ma di “trasformazioni”. Cose molto simili continua a sbraitare Landini, contestando qualsiasi dato pubblicato da qualsivoglia Ente o Organizzazione.
Oggi sono stati pubblicati i dati INPS sull’occupazione e le precisazioni sono state espresse con dovizia di particolari dai quali emerge che il bilancio positivo sui posti di lavoro supera nettamente il mezzo milione (più della metà di quelli che un tempo prometteva qualcuno, ma che questa volta pare si possano veramente raggiungere).
Chissà cosa dichiareranno Cofferati e Landini, alla luce dei nuovi dati?
Non mi meraviglierei se il primo dicesse: “…ma non è vero…” ed il secondo, alzando il tono della voce, pronunciasse il suo solito “…ma cosa stai dicendo?...”, per mantenere fede al “coffelandinismo”, appunto!

Nip


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